Perché il tempo? perchè è la cosa più personale, più intima, perché siamo impastati di tempo. Tutto quello che noi facciamo ha il carattere della temporalità. Ma anche se stiamo fermi, anche se dormiamo, in noi avviene qualche cosa come un trapasso temporale. Il tempo è la sostanza di cui siamo fatti. Ma nonostante questo, nonostante il tempo sia così connaturato a noi, noi ne sappiamo poco, pochissimo. Non solo, non riusciamo ad afferrarlo, ad intuirlo in un modo chiaro, trasparente, non riusciamo ad afferrarlo come un oggetto. E' un enigma che sta dentro di noi, che ci costituisce, in quanto mortali, e questo enigma, questo qualche cosa che ci costituisce, noi non sappiamo che cosa sia. Ecco perché abbiamo bisogno di rappresentarcelo, attraverso delle figure, cioè abbiamo bisogno di vederlo, di riconoscerlo. Qualcosa come un sentimento sfuggente e inafferrabile non si lascia riconoscere. Per riconoscerlo, e quindi per afferrarlo lo regolamentiamo, cerchiamo di disporlo - questo movimento che avvertiamo dentro di noi - secondo un ritmo, una misura, la misura, diceva Aristotele, del prima e del poi. Dobbiamo fare, fare questo. Facendo questo, però, inevitabilmente perveniamo a delle astrazioni, che danno ragione solo a una certa parte, un aspetto del tempo. L'orologio, questo ruotare delle lancette, i minuti sempre uguali, ci dicono qualche cosa di vero, circa il tempo, ma falsificano ciò che tuttavia il tempo è, perché non ci dicono niente dei nostri stati di coscienza, del nostro modo di vivere il tempo. Viceversa, il nostro modo di vivere il tempo, per cui il tempo a volte ci scappa via e vola , come si dice, altre volte invece non passa mai, anche questa è una falsificazione, o meglio è qualche cosa di molto vero, che, però, per altro verso, è una falsificazione, perché sappiamo che il tempo è uguale per tutti.

 

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